Città del Messico: un viaggio alla scoperta dell’immensa Frida Kahlo

Città del Messico: palazzo delle belle arti e ritratto di Frida Kahlo

Città del Messico: un viaggio alla scoperta dell’immensa Frida Kahlo

Nei luoghi, nella vita… nell’anima di un’icona della cultura popolare messicana.

Tempo di lettura: 9 minuti

Per me Città del Messico = Frida Kahlo quindi non riesco a non parlare del Messico per la prima volta senza parlare di LEI.
Un’artista che non può lasciare indifferenti o ti piace o la detesti, perché la sua anima e il suo spirito indomabile l’hanno resa un personaggio a tinte forti, a me piace proprio per questo, ma non è sempre stato così. Ho imparato ad apprezzarla più recentemente scoprendola da sola, forse perché studiando storia dell’arte non mi era mai stata spiegata veramente. Che certi temi fossero un po’ scomodi? Probabilmente, ma come per molti grandi artisti se non conosci la loro vita, non puoi apprezzare e capire fino in fondo le loro opere.

Foto di scheletri tipici messicani

I quadri di Frida Kahlo SONO Frida Kahlo, dentro c’è la sua vita, la sua anima appassionata e tormentata.
Un corpo fragile che nascondeva un carattere forte e uno spirito profondamente libero, fuori da ogni schema e al di sopra di ogni giudizio.

Una vita difficile quella della pittrice messicana, segnata dalla lunga malattia e da grandi passioni, vissute senza freni, incondizionatamente con tutta se stessa, guidata dal cuore oltre la razionalità.
La passione per l’arte, quella per il suo Messico e l’amore tormentato per Diego Rivera, il compagno di una vita. Quella di Frida è stata una vita breve ma ricchissima perché vivere col cuore non significa sopravvivere contando i giorni o gli anni, ma contando le emozioni.

Frida Kahlo (1907 – 1954) è considerata una delle più importanti pittrici messicane. Molti la citano tra gli artisti del movimento surrealista, ma lei non si è mai sentita parte di quella corrente.
Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni” dichiarò al Time Magazine, in “Mexican Autobiography” il 27 aprile 1953, anno precedente alla sua morte.

Nata a Città del Messico nel quartiere di Coyoacán, la “Casa Azul” è stata il centro della sua vita, dove è nata, cresciuta e dove infine è tornata e morta. Oggi è un museo dedicato alla sua vita e alle sue opere, il Museo Frida Kahlo. Un hacienda color blu elettrico.

Il padre di Frida, Guillermo Kahlo, un fotografo di talento, era un ebreo di origine ungaro-tedesca. Erano molto legati affettivamente. Un uomo semplice, intelligente e simpatico che Frida stimava, amante della letteratura, della musica. Non era ricco quindi si arrangiava con vari mestieri. La madre, Matilde Calderon y González, era invece originaria di Oaxaca ed era una donna religiosa.
Frida era una bambina vivace, dal carattere forte e con un talento fuori dalla norma. Secondo alcune fonti era affetta da spina bifida, una malformazione non riconosciuta perché i suoi genitori e le persone intorno a lei erano sempre stati convinti che i suoi problemi fossero legati alla poliomielite, avuta anche dalla sorella.

Un giorno, mentre tornava da scuola in autobus venne coinvolta in un terribile incidente che le causò la frattura multipla della spina dorsale, di parecchie vertebre e del bacino. Rischiò di morire e si salvò solo sottoponendosi a oltre 30 interventi chirurgici che la costrinsero a letto per mesi.
Aveva solo 18 anni e le ferite compromisero irrimediabilmente la sua mobilità e anche la sua possibilità di diventare madre.
Durante i mesi a letto immobilizzata da busti di metallo e gessi, i genitori le regalarono colori e pennelli per aiutarla a passare le lunghe giornate. Questo regalo fu lo stimolo per l’inizio di una sfolgorante carriera artistica.

La prima opera di Frida fu un autoritratto (a cui ne seguiranno molti altri) che regalò ad un ragazzo di cui era innamorata, Alejandro.

I genitori (soprattutto il padre) incoraggiarono sin da subito questa passione per l’arte, visto che trascorreva le giornate spesso da sola nella stanza, istallarono uno specchio sul soffitto della camera, così che potesse ritrarsi. È questo il motivo dei suoi numerosi autoritratti. Lei stessa diceva: “Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio”.
Frida è stata una delle prime donne a fare del proprio corpo un manifesto, esaltando la propria femminilità in maniera orgogliosa, mostrando anche i difetti. Era una donna libera e rappresentava la libertà di una donna di essere se stessa sempre, con pregi e difetti, senza vergogna, sicura di ciò che è.

FRIDA E IL MESSICO

Frida è un’icona della cultura popolare messicana e come lei stessa amava definirsi: “una figlia della rivoluzione”.
Nel 1910 Emiliano Zapata e Pancho Villa guidarono la rivoluzione per liberare il Messico dalla dittatura del generale Diaz. Frida, figlia di questo tempo, è cresciuta in un clima pervaso dall’orgoglio nazionale, con un forte desiderio di lotta per riportare la giustizia, per un mondo libero dall’oppressione imperialista, dal colonialismo e dallo sfruttamento capitalista, temi presenti in molte sue opere.

Ecco la ricerca dell’autenticità, il suo recupero delle radici: dagli abiti e le acconciature tradizionali, all’utilizzo dei colori della sua terra.
Frida amava il Messico: amava il sole, la natura, gli animali, le piramidi precolombiane…e tutto ciò che la allontanava dal suo Paese le stava stretto, diventava insofferente.
Amava vestirsi e farsi fotografare con abiti tradizionali per ribadire il legame con la sua terra e le sue origini.

La scelta degli abiti era una parte importante della sua espressione creativa. Il tehuana (l’abito tradizionale della regione di Tehuantepec, nell’Oaxaca meridionale) che era solita indossare, non solo copriva interamente il suo corpo martoriato, ma rappresentava anche un forte legame con la popolazione indigena dell’Oaxaca, da cui proveniva sua madre. Questa regione era caratterizzata da una società matriarcale, quindi il loro abito tradizionale era considerato un simbolo del potere e dell’indipendenza femminile.

Terminata la Rivoluzione, il Messico attraversò un periodo di ricostruzione anche in campo artistico, durante il quale il Governo affidava ad alcuni pittori la decorazione dei muri degli edifici pubblici per fornire alla massa un messaggio estetico, dando vita al movimento muralista di cui Diego Rivera – poi marito di Frida Kahlo – è il più noto rappresentante. L’obiettivo era l’arte per il popolo, per tutti, per istruire le masse in gran parte analfabete attraverso una documentazione visiva di eventi storici e politici.

FRIDA E DIEGO RIVERA

Frida Kahlo: foto di un particolare di Casa Azul

Frida aveva 15 anni quando incontrò per la prima volta Rivera, lui stava creando il suo primo murales “La Creación” in una sala conferenze della scuola che lei frequentava, La Escuela Nacional Preparatoria, che aveva sede nell’Antiguo Colegio de San Ildefonso. Una scuola frequentata da 2000 studenti di cui le ragazze erano solo 35.
Era una delle scuole più prestigiose di tutto il Messico.

Dopo l’incidente e la lunga convalescenza, quando fu in grado di tornare a camminare Frida portò i suoi dipinti proprio a Rivera per chiedergli un parere, un’analisi critica. Fu allora, nel 1928, che scoccò la scintilla tra loro, nata da una reciproca stima artistica e ideali comuni, un’amicizia che presto si trasformò in passione.

Si sposarono un anno dopo, Frida aveva 22 anni e Diego 43. La madre disse che il loro sembrava “il matrimonio tra un elefante e una colomba” tanto erano distanti per età, per fisicità. Ma non era solo questo, Rivera aveva la fama di “donnaiolo” e non ne faceva mistero, era un marito infedele con matrimoni falliti alle spalle. Un artista di talento e affermato di cui Frida si innamorò nonostante la consapevolezza dei suoi difetti.

Un amore folle, un rapporto fatto di stima e affetto reciproci, pura passione, ma anche tradimenti, gelosia, insulti e pentimenti, sempre in bilico tra odio e amore. Un forte attaccamento verso un uomo che non si poteva mai possedere del tutto, lei di lui diceva: “… perché lo chiamo il Mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso”.

Anche Frida iniziò ad avere vari amanti sia uomini che donne, erano una “coppia aperta” più a causa delle infedeltà di lui che per sua scelta, lei ne soffriva ma lo accettava per quello che era, finché lui ebbe persino un rapporto con Cristina, la sorella minore di Frida. Lei ne soffrì tanto da non riuscire a perdonarglielo, divorziarono. Distanti, ma non per sempre. Si riavvicinarono ancora finché lei a soli 47 anni morì, per cause non del tutto certe.

Per conoscere meglio la vita della pittrice messicana due consigli:
– “FRIDA. Una biografia di Frida Kahlo” della storica dell’arte Hayden Herrera.
– Il film “Frida” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2002, tratto proprio da quella biografia, diretto da Julie Taymor e interpretato da Salma Hayek, che proprio grazie a questo film ha ricevuto una nomination all’Oscar come migliore attrice.

VIAGGIO NEI LUOGHI DI FRIDA KAHLO

Città del Messico da scoprire con un itinerario tra i luoghi significativi di un’icona intramontabile.

Frida Kahlo: foto di un particolare di Casa Azul

La Casa Azul
Indirizzo: Calle de Londres 247, Coyoacán 04000, Città del Messico.
Nel 1958 Casa Azul divenne il Museo Frida Kahlo per volontà di Diego Rivera. Qui ci sono le più importanti opere della Kahlo, le opere di Rivera, José María Velasco, Paul Klee e di alcuni loro amici fra cui Marcel Duchamp e Yves Tanguy, lettere e scritti dei vari personaggi internazionali, arredi e oggetti quotidiani della vita privata di Frida e Diego, tra cui alcuni dei suoi costumi tradizionali.
Nel giardino di Casa Azul, dove Frida teneva le scimmiette, i cani ed i pappagalli ritratti anche nei suoi quadri, si trovano ancora le sue statue precolombiane e oggetti dell’arte popolare messicana, tutte cose che Frida amava collezionare.

Coyoacán, il quartiere più vibrante, artistico e bohémien di tutta Città del Messico. Oltre alla Casa Azul, ci sono il Jardín Centenario, un parco circondato di bar e gallerie d’arte, il Museo de las Culturas Populares e il Museo Leon Trotsky (per un periodo rifugiatosi in casa Azul aiutato dall’amico Diego e da Frida con cui ebbe una brevissima relazione).

– Il centro culturale e politico di Città del Messico che è lo Zócalo o Plaza de la Constitución. Una piazza immensa, su cui sorgono il Palacio Nacional e la Catedral Metropolitana. Frida Kahlo attraversava a piedi la piazza quasi ogni giorno per andare a scuola.

– L’Antiguo Colegio de San Ildefonso, un tempo sede della sua Escuela Nacional Preparatoria.

– Il Museo Casa Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo nel quartiere di San Angel.
Progettato dall’architetto e pittore Juan O’Gorman, amico della coppia, il complesso è formato da tre edifici. Il primo era la casa e lo studio di Diego ed era collegato all’edificio in cui si trovavano la casa e lo studio di Frida da un ponte che univa i tetti. Un terzo edificio, più piccolo, era la casa di O’Gorman.
Una casa d’avanguardia in cui vissero alcuni anni prima che Frida se ne andasse, con il divorzio lei tornò alla Casa Azul. Rivera in seguito la raggiunse e tornò a vivere in questo edificio dopo la morte di Frida.

Sito archeologico di Teotihuacan
La pittrice amava arrampicarsi lì fino alla cima delle Piramidi del Sole e della Luna.

Mercato di San Juan, il più grande e colorato mercato di Città del Messico, lí di fronte Frida ebbe il drammatico incidente sull’autobus che cambiò la sua vita.

Museo Dolores Olmeda, un tempo casa della modella di Diego, amica della coppia, oggi museo che espone loro opere.

Cantina la Guadalupana
Tappa immancabile per degustare una tequila in un locale storico frequentato dalla coppia.

Ognuno ha il suo punto di vista, io vi ho lasciato il mio.
Frida Kahlo: un personaggio tanto controverso quanto affascinante, un’icona femminile e femminista, un’artista coraggiosa che ha portato la cultura messicana oltre i suoi confini incantando il mondo, capace di trasformare la sofferenza in ispirazione, le sconfitte in capolavori, di creare opere che sono “un urlo orgoglioso e potente alla sfida del vivere”.
Viva la Vida” è il titolo della sua ultima opera terminata 7 giorni prima di morire. Un messaggio forte che ha lasciato a tutti, nonostante tutto, fino alla fine, la vita merita di essere vissuta intensamente senza rimpianti accettandone il bello e il brutto, è un dono…Viva la vita!


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Daiana Natalini
Travelblogger per passione, inguaribile sognatrice innamorata dei viaggi da sempre… Questo è il mio blog per avventurarci insieme tra le strade del mondo. Leggi qui se vuoi saperne di più.
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