Le Love Huts in Cambogia

Love huts in Cambogia collage fotografico

Le Love Huts in Cambogia: un’antica tradizione molto discussa

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Le “Love Huts” – case dell’amore, appartengono ad un’antica e discussa tradizione tipica delle tribù Kreung, originarie della Cambogia nordorientale.
Cerchiamo di fare chiarezza, innanzitutto per capire di cosa si tratta esattamente, poi per provare a scoprire questa usanza, ormai quasi scomparsa, anche attraverso il punto di vista di una donna Kreung.

Il tema non può non suscitare interesse, curiosità e qualche polemica, del resto quando si vanno a toccare argomenti affini all’amore libero e alla libertà sessuale femminile, si finisce per scontrarsi con tabù sociali radicati in diverse culture.

Cosa sono le Love huts?

“Love huts” è il nome più noto con cui vengono impropriamente definite le tipiche casette in giunco destinate alle giovani donne appartenenti alla tribù. In realtà i Kreung le chiamano “maiden huts,” – “houses of the young women” – case per le giovani donne.

Queste piccole strutture venivano create dalle famiglie intrecciando giunchi in complesse trame, in alcuni casi venivano poi decorate con tinture naturali. Le costruivano in prossimità della propria abitazione principale, per accogliere le proprie figlie una volta raggiunta l’adolescenza. Ognuna di loro, in questa fase, lasciava la casa dei propri genitori per andare a dormire nella sua piccola casetta, un piccolo spazio vicino, ma indipendente, in cui iniziare a fare le proprie esperienze.

Un’antica tradizione basata su convinzioni radicate

Le maiden huts hanno una storia antica che si fonda su una salda convinzione dei Kreung: per trovare il vero amore e costruire una relazione stabile e duratura, ogni ragazza deve avere il diritto di vivere le proprie esperienze, in ambito sentimentale e sessuale, di sperimentare ciò che desidera per il proprio futuro.

Le Love Huts in Cambogia sono state costruite per molto tempo, eppure ormai da una quindicina di anni non se ne vedono quasi più. Una tradizione che si è man mano dissolta – come racconta a malincuore una signora Kreung diventata donna sperimentando su di sé questa antica usanza.

Negli anni ’60-’70, quando le maiden huts erano una consuetudine, passeggiando in un villaggio Kreung avremmo sentito la musica nell’aria e giovani ragazzi andare in giro a socializzare tra loro e con le ragazze del villaggio.
Avremmo visto alcuni di loro seduti sugli scalini di una di quelle casette a cantare una serenata e poi chissà… la ragazza avrebbe potuto decidere in base al proprio interesse.

  • Se non attratta dal ragazzo, avrebbe potuto chiacchierare un po’ con lui, poi se ne sarebbe andato altrove. Lei avrebbe trascorso la notte nella sua casetta, da sola, insieme ad una sorella o con un’amica.
  • Se invece fosse stata interessata, avrebbe invitato il ragazzo a parlare in privato per un po’. Non è detto che durante la notte si sarebbe necessariamente dovuto consumare un rapporto sessuale.

In molti casi i ragazzi si conoscevano già (appartenendo allo stesso villaggio) e avrebbero potuto rimanere appartati per parlare in intimità, scherzare, trovare la reciproca empatia, dormire insieme. Se ne fosse nata una relazione, sarebbe potuta durare qualche notte, oppure settimane o mesi.
Nessuna vergogna se si fossero amati e poi lasciati seguendo il loro cuore. Ad ogni ragazza poteva capitare di avere più relazioni prima di trovare il ragazzo giusto, quello con cui sposarsi e costruire una famiglia.

Raramente capitava che le giovani restassero incinte prima del matrimonio. Si cercava di evitarlo, ma se succedeva le famiglie si sarebbero assunte le proprie responsabilità prendendosi cura dei piccoli. Senza giudizi sulle giovani donne, poteva succedere e trattandosi di una tradizione condivisa, non c’era niente di sconveniente.

Le ragazze potevano restare nelle proprie huts quanto volevano, certe volte anche a ridosso dei trent’anni.

Quando si innamoravano davvero e le coppie formate si sentivano pronte per sposarsi, consultavano i genitori. Se anche il ragazzo aveva le stesse “buone intenzioni”, allora si poteva dare inizio ai preparativi per il matrimonio.

Si allevavano polli e maiali da sacrificare, si faceva fermentare il riso per ottenerne il vino… tutto il necessario per organizzare il giorno dell’unione.

La ragazza con il matrimonio lasciava la sua “maiden hut” e si trasferiva con il marito nella casa paterna. La coppia avrebbe dormito lì insieme finché non avessero avuto figli e abbastanza soldi per costruirsi una propria casa. Allo stesso modo sarebbe successo alle loro eventuali figlie femmine e così via.

L’indipendenza sessuale sembrava essere il segreto per formare relazioni durature e, a dispetto di quanto si possa pensare, l’idea dell’amore era molto romantica, lontana da tabù e preconcetti che recassero alle ragazze giudizi negativi e insicurezze. Questa mentalità le rendeva libere di capire cosa desideravano in una relazione e di scegliere il proprio futuro con molta più consapevolezza.

I divorzi erano estremamente rari ed anche gli stupri.

Poi tutto è cambiato…

Oggi le cose sono cambiate le “maiden huts” non si costruiscono quasi più, ne resta qualcuna solo nei villaggi rurali più remoti, ma sono una rarità anche nelle zone della Cambogia in cui nel secolo scorso erano frequenti.  Purtroppo, la globalizzazione ha invaso i paesi, cambiando abitudini, stili di vita e mentalità.

Quando questa tradizione era ancora viva, i piccoli villaggi erano distanti gli uni dagli altri e le strade di collegamento in pessime condizioni, quindi si tendeva a rimanere nel proprio e ci si conosceva tutti. C’era un livello di sicurezza, purezza e serenità che si è persa con il passare degli anni. Con l’influenza crescente della società occidentale in Asia, l’avvento della televisione e persino della pornografia via internet, l’approccio nei confronti dell’altro sesso, le relazioni, l’idea del legame puro tra amore e sessualità… tutto è cambiato, lasciando spazio ad una nuova percezione dei tabù.

Troppe brutte storie, stupri, omicidi…

Dalle serate trascorse a suonare per strada e a chiacchierare con amici cercando di conquistare l’interesse della ragazza desiderata del proprio villaggio, si è passati spesso al trascorrere le serate guardando la tv con gli amici, bevendo, fumando e chattando via smartphone con le ragazze dei vari villaggi.

Da occidentale, guardando questa tradizione “attraverso gli occhi” di una Kreung oggi adulta che ha vissuto sulla propria pelle il cambiamento, un’idea me la sono fatta…
A me, onestamente, non sembra che la scomparsa delle maiden huts sia un segno di progresso, ma ad ognuno la propria opinione.


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Daiana Natalini
Travelblogger per passione, inguaribile sognatrice innamorata dei viaggi da sempre… Questo è il mio blog per avventurarci insieme tra le strade del mondo. Leggi qui se vuoi saperne di più.
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